Enrico Fermi nacque a Roma il 29 Settembre 1901, e qui frequentò la scuola fino al conseguimento della licenza liceale. Già dai 10-11 anni cominciò a mostrare un grande interesse per lo studio delle scienze fisico matematiche. Attraverso studi del tutto autonomi egli acquisì una cultura fisico-matematica che già a 17 anni gli sarebbe stata sufficiente per una laurea universitaria in quelle discipline. Nell'ottobre del 1918 vincendo un concorso riuscì ad essere ammesso alla Classe di scienze della Scuola Normale Superiore di Pisa. Ottenne la laurea nel 1922 con sforzo pressochè nullo, poichè conosceva già prima di frequentare l'università la materia dei corsi. In quegli anni egli si avvicina sempre più alle teorie quantistiche che Rutherford a partire dal 1913 aveva già cominciato ad elaborare. Al termine dell'Università compì una serie di viaggi a Gottingen e a Leiden per incontrare i maggiori esponenti della fisica del tempo, tra cui Dirac, Heisemberg, Pauli. Tornato in Italia Fermi ottenne grazie ad Antonio Garbasso nel 1926 un incarico di Fisica Matematica all'Università di Firenze. Qui formulò e pubblicò la teoria statistica di un gas di particelle che obbediscono al principio di esclusione di Pauli: queste particelle in onore del fisico italiano furono chiamate fermioni. Alla fine dello stesso anno si trasferì a Roma dopo aver ottenuto la cattedra di fisica teorica grazie a Corbino che capì che l'avvenire di questa scienza era nello studio dell'atomo sulla base di teorie quantistiche e che Fermi era l'unico in grado di svilupparle. E' in questo periodo che si forma il famoso gruppo di lavoro dell'Istituto di via Panisperna con Ettore Majorana, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè e Bruno Pontecorvo. L'attività negli anni tra il 1927 e il 1931 fu concentrata quasi interamente nel campo della spettrografia atomica e molecolare. Vennero raggiunti importanti risultati, il più importante fu raggiunto grazie alle ricerche sull'effetto Raman nelle molecole e nei cristalli, sugli spettri di assorbimento dei metalli alcalini.Fermi insieme al Thomas propose una teoria statistica degli elettroni nell'atomo. A questo punto Fermi spostò l'interesse della sua indagine sul processo radioattivo, e grazie alle scoperte ottenute nell'ambito della radioattività artificiale e dei neutroni lenti ottenne nel 1938 il premio Nobel. Fermi approfittò del viaggio a Stoccolma e di una simultanea offerta della Columbia University of New York per lasciare l'Italia: erano infatti appena entrate in vigore le leggi razziali e sua moglie era di religione ebrea. In questa università cominciò un programma di studi sulla possibilità di una reazione nucleare a catena basata sulla fissione dell'Uranio. Questi studi furono poi trasferiti presso l'Università di Chicago dove il 02/12/1942 Fermi ottenne il funzionamento del primo reattore nucleare, la famosa "pila". In seguito egli si trasferì a Los Alamos dove venivano condotti esperimenti segreti sulle armi nucleari, partecipando al progetto Manhattan che appunto portò alla fabbricazione delle prime bombe nucleari. Finita la IIa guerra mondiale cominciò ad interessarsi alla fisica delle particelle elementari cioè degli effetti che si manifestavano nelle collisioni ad altissime energie: furono scoperti il muone positivo e negativo, i pione positivo, negativo e neutro, e anche le famiglie di aprticelle dette "strane". Grazie allo svilupparsi di acceleratori di grande energia come il sincro ciclotrone di Chicago costruito apposta per Fermi egli ottenne risultati fondamentali sull'interazione tra i pioni e i nucleoni. In Italia Fermi tornerà spesse volte tenendo conferenze sulla fisica delle particelle: l'ultima fu quella alla Scuola della Società Italiana di Fisica di Varenna nell'estate del 1954. Non molto tempo dopo il suo ritorno in America, morì a 29 novembre 1954 a 53 anni a causa di una malattia che già da tempo lo insidiava.

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