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Gli anni dal 1934 al 1936 segnarono
il periodo più produttivo dell'attività di Fermi e della scuola romana
di via Panisperna: Fermi e i suoi collaboratori si dedicarono alla ricerca
sperimentale delle reazioni nucleari provocate da neutroni, giungendo
alla scoperta dei neutroni lenti, più efficaci di quelli rapidi nel
produrre disintegrazioni. Fermi recuperò l'esperimento effettuato dai
coniugi Joliot e Curie a Parigi nel 1933, nel corso del quale erano
riusciti a produrre la radioattività mediante l'azione di particelle
alfa su un metallo leggero, come ad esempio una lastra di alluminio,
modificando il sistema dei due fisici francesi con l'utilizzo di neutroni,
privi di carica elettrica e quindi più efficaci. Ottenuta una sorgente
di neutroni Fermi bombarda con i neutroni vari elementi della tavola
periodica osservando che l'elemento attivato si trasformava in isotopi
radioattivi dello stesso elemento. Fermi riuscì a indurre artificialmente
la radioattività in più di quaranta elementi rilevando che questa diveniva
più intensa se i neutroni venivano filtrati attraverso una sostanza
ricca di idrogeno, come l’acqua e la paraffina e rese nota tale scoperta
il 22 ottobre 1934. Per i suoi studi sulla radioattività artificiale
il 10 novembre 1938 fu insignito del premio Nobel per la Fisica.
Nel corso di una conferenza tenuta a Milano il 18 settembre
1949 Fermi così spiega come il gruppo di Roma arrivò ai cosiddetti neutroni
lenti, cioè ai proiettili che dovevano rappresentare uno dei mezzi più
efficaci per disintegrare i nuclei:
“Dunque
in quel tempo c'era una certa confusione nel laboratorio; si lavorava
in condizioni non perfettamente riproducibili perchè c'erano molti elementi
da investigare e talvolta si dovevano investigare gli uni e talvolta
gli altri in modo non sempre identico nell'uno o nell'altro caso. Ora,
in questo modo un po' irregolare di procedere, si cominciarono a notare
delle differenze che parevano inspiegabili e cioè talvolta l'attività
indotta in certe condizioni risultava piccola, talvolta risultava più
grande ... La chiave per risolvere il problema venne per caso quando
accadde di interporre un piccolo pezzetto di paraffina tra la sorgente
e l'oggetto da bombardare: questo pezzetto di paraffina fece crescere
immediatamente l'intensità ... questo fenomeno strano era quello che
si sarebbe dovuto probabilmente aspettare un fisico teorico; era cioè
il fenomeno del rallentamento dei neutroni. Esso avviene nella paraffina,
per il fatto che questa contiene una grande frazione di idrogeno. Il
fenomeno, che in modo del tutto simile è prodotto anche dall'acqua,
consiste in questo; la sorgente di neutroni - come del resto quasi tutte
le sorgenti di neutroni - emette neutroni con energia piuttosto grande,
dell'ordine di 1MeV. Ma se questi neutroni vengono emessi entro un blocco
di paraffina o entro una vasca d'acqua, essi urtano contro un atomo
di idrogeno, e siccome il neutrone e l'atomo di idrogeno hanno, con
grande approssimazione, la stessa massa, siamo all'incirca nel caso
di una palla da biliardo che ne urta un'altra: l'energia cinetica della
prima si suddivide in parti, in media, eguali tra la palla urtante e
la palla urtata, così che la palla urtante va via con circa metà dell'energia
in gioco; se poi essa subisce un secondo urto e poi un terzo, e poi
un quarto, dimezzando la propria energia andrebbe addirittura a zero
se a un certo punto non intervenisse l'agitazione termica: ossia gli
atomi di idrogeno dell'acqua e della paraffina sono in agitazione termica,
cosicché il fenomeno del rallentamento non va avanti illimitatamente...
la proprietà di attivazione è assai grande perché in numerosissime reazioni
nucleari la sezione d'urto dei neutroni lenti è molto maggiore di quella
di quella dei neutroni veloci, vale a dire i neutroni lenti hanno una
probabilità
molto maggiore di
essere catturati.”
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