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La teoria di Fermi

  L'ingresso del neutrone di Chadwick nella struttura del nucleo ne scacciava l'elettrone e lasciava ben poco posto della presenza di un neutrino di Pauli. Esaminiamo il lavoro di Fermi, considerando il decadimento radioattivo beta di un nucleo A in un nucleo B con l'emissione di un elettrone e un neutrino.
Se elettrone e neutrino non sono presenti in A, essi devono essere creati nella transizione. Questa era una considerazione dura da accettare poiché si era abituati a pensare l'elettrone come una particella materiale, dotata di una sua solidità. La possibilità di creare e distruggere particelle aveva un precedente nel caso dei fotoni. La luce è composta appunto da fotoni che vengono creati quando la luce viene emessa e distrutti quando viene assorbita. Un atomo può emettere un fotone passando da un livello di energia superiore a uno di livello inferiore. Nel processo inverso un atomo può assorbire un fotone portandosi da un livello di energia inferiore a uno di livello superiore. Questi processi riguardanti i fotoni vengono descritti dalla teoria quantistica del campo elettromagnetico sviluppato da Dirac dopo la nascita della meccanica quantistica di Heisenberg. Nel 1927 Jordan e Klein mostrarono che questa teoria dei campi quantistici poteva essere applicata a qualsiasi particella. Gli elettroni potevano cioè essere visti come particelle ma anche come fenomeno ondulatorio. Nella fisica quantica il concetto di particella e quello di campo sono totalmente intercambiabili. Ad ogni campo corrisponde un tipo di particelle tra loro identiche, ma vale anche il contrario. Il linguaggio dei campi permetteva di descrivere fenomeni in cui delle particelle sono create o distrutte ma il lavoro di Fermi sulla radioattività beta è il primo in cui questa possibilità sia stata usata al di fuori della teoria dei fotoni.
Alla base della teoria di Fermi è l'ipotesi che il decadimento beta di un nucleo sia dovuto ad un nuovo tipo di interazione tra particelle che causa la trasmutazione di un neutrone in un protone con la simultanea creazione di un elettrone ed un neutrino,
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Dato che protone ed elettrone hanno carica elettrica opposta mentre neutrone e neutrino sono elettricamente neutri, in questo processo è conservato il valore della carica elettrica totale. Secondo Fermi esisteva un'analogia tra questo processo e quello alla base dell'emissione dei raggi gamma,

nel quale uno dei protoni nel nucleo passa da uno stato energetico superiore ad uno inferiore, emettendo un fotone.
Fermi propose l'esistenza di un nuovo tipo di corrente, oggi detta corrente debole, che si manifesta all'atto della trasformazione di un neutrone in protone provocando la creazione della coppia e - v.
Nel suo lavoro del 1933 presentò la struttura matematica della sua nuova teoria e la sua applicazione nello studio dei decadimenti radioattivi beta. Questi si possono dividere in due classi:
Permessi - potrebbero avvenire anche se i nucleoni (protoni, neutroni) fossero fermi all'interno del nucleo;
Proibiti - sono solamente resi possibili dal fatto che i nucleoni si muovono; questi procedono più lentamente e la loro vita media risulta circa 100 volte più lunga dei decadimenti permessi.
Fu solamente con Fermi che questo fenomeno trovò una spiegazione quantitativa. Un secondo risultato importante del lavoro di Fermi è nella determinazione della distribuzione energetica degli elettroni emessi. Dimostrò che questa distribuzione permette di determinare la massa del neutrino. La teoria di Fermi contiene un solo parametro incognito, G, oggi detto costante di Fermi che può essere determinato misurando la vita media di un decadimento beta permesso e determina la intensità delle nuove interazioni.
Abbiamo detto che la transizione tra neutrone e protone nel processo sopraddetto genera una corrente debole che conduce alla creazione della coppia elettrone - neutrino. Il meccanismo di questo fenomeno è analogo al fenomeno dell' induzione magnetica in cui la corrente in un circuito elettrico genera in un campo magnetico. Nella teoria di Fermi si ha una specie di corto circuito tra la corrente debole dei nucleoni, attivata dalla transizione da neutrone a protone, ed una corrispondente corrente dei leptoni (elettroni - neutrino) la cui attivazione porta alla creazione della coppia elettrone - neutrino. L'interazione debole è quindi secondo Fermi un'interazione diretta tra correnti deboli, senza l'azione di un campo intermedio, come avviene nel caso della induzione magnetica.

In sintesi e più semplicemente…
Se i neutroni non sono composti da protoni ed elettroni e se nel nucleo non esistono altri elettroni, come dobbiamo intendere il fatto che nel decadimento beta gli elettroni vengono emessi dai nuclei? La risposta fu data nel 1933 nel quadro di una nuova teoria della radioattività beta messa a punto da Enrico Fermi. Nella teoria spiegava che l'emissione di un elettrone nella radioattività beta è simile all'emissione di luce da parte di un atomo eccitato, né la particella beta né la luce sono contenuti entro l'atomo prima dell'emissione, ma l'emissione della particella beta non è dovuta all'elettromagnetismo, bensì a una nuova classe di forze che doveva essere conosciuta come interazione debole (l'elettrone non è nel nucleo prima di essere emesso più di quanto la bolla non sia nella cannuccia prima di soffiarvi dentro).
La teoria di fermi della radioattività beta stabiliva che nel processo un elettrone interno a un nucleo si trasformasse spontaneamente in un protone, un elettrone, e un neutrino. Confrontando la distribuzione energetica degli elettroni prevista dalla teoria di Fermi con ciò che si era osservato sperimentalmente si poté concludere che la massa del neutrino doveva essere molto piccola, decisamente inferiore a quella dell'elettrone. I neutrini sono entità molto comuni nel nostro universo e, anche se non sono mai stati osservati i neutrini cosmici, si ritiene che, quali residui del big bang, essi siano altrettanti quanti sono i fotoni, 1010 volte più numerosi dei protoni. Tuttavia, i neutrini interagiscono troppo debolmente per venire intrappolati negli atomi della materia ordinaria.

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