La vita ed il lavoro
fase europea - fase americana

Enrico Fermi nacque a Roma il 29 settembre 1901, ultimo di tre figli di un funzionario delle Ferrovie dello Stato. Durante le elementari, che seguì alla Scuola Comunale di Via Rosmini, cominciò a farsi notare per le votazioni brillanti e una precoce inclinazione verso le materie scientifico-matematiche. A tredici anni il suo passatempo preferito era quello di acquistare sulle bancarelle di Campo de’ Fiori e leggere tutto d’un fiato testi, anche a livello universitario e magari in latino, che fossero in grado di soddisfare la sua sete di conoscenza. A quindici anni, quando conobbe Enrico Persico, trovò finalmente un interlocutore altrettanto dotato ed intelligente per le sue interminabili discussioni in materia scientifica. Completati gli studi liceali a Roma, vince il concorso alla Scuola Normale di Pisa come alunno interno ad appena 17 anni. Quattro anni dopo conseguì la laurea in fisica teorica con il massimo dei voti, discutendo una tesi originale sulla esperienza che aveva pazientemente condotto per studiare le modalità di riflessione dei raggi X.
Rientrato a Roma fece la conoscenza del famoso fisico ed educatore Orso Mario Corbino, direttore dell’Istituto Fisico dell’Università di Roma ed ordinario di fisica sperimentale. Corbino, un uomo di grande ingegno e sensibilità, intuì all’istante che la spontanea modestia del giovane fisico celava una delle menti più preparate e dotate che avesse avuto modo di incontrare nella sua pur lunga carriera di docente universitario. Decise pertanto di fare qualsiasi cosa pur di trattenere Fermi a Roma. Da tempo Corbino ambiva di realizzare un cenacolo di grandi fisici teorici e sperimentali a somiglianza delle scuole, allora già famose, di Gottinga, Berlino, Parigi ed altre città europee ed americane.

Ottenuta una borsa di studio della Pubblica Istruzione, Fermi nel 1923 si recò in Germania, presso l’istituto di Max Born a Gottinga, dove per una straordinaria coincidenza si trovava un gruppo di giovanissimi scienziati, tra cui Werner Heisenberg e Wolfgang Pauli, intenti a mettere a punto le teorie che, di lì a qualche anno, sarebbero sfociate nello sviluppo della meccanica ondulatoria e nel principio di indeterminazione. Tuttavia, il soggiorno di sette mesi a Gottinga servì al giovane fisico italiano non tanto per rafforzare la sua precisa vocazione scientifica, quanto per stabilire i primi contatti con i giovanissimi esponenti della comunità scientifica mondiale, dai quali sarebbe stata avviata a soluzione, di lì a qualche anno, la questione dell’energia atomica.
Al rientro a Roma, il prof. Corbino gli fece ottenere il primo incarico universitario, come docente di istituzioni matematiche per gli studenti della Facoltà di Scienze. Nel 1924 Fermi ebbe la possibilità di approfondire gli studi sulle statistiche molecolari ed atomiche con Ehrenfest presso l’Università di Leida e di trovare — in un campo in continua evoluzione, da quando, nel 1919, Lord Ernest Rutherford aveva operato le prime disintegrazioni di laboratorio — la strada che avrebbe dovuto percorrere.
Nel periodo che trascorse tra il 1924 ed il 1926 a Firenze, dove aveva l’incarico di fisica matematica e meccanica razionale all'Università, mise a punto alcuni dei suoi maggiori contributi al progresso della fisica teorica, tra cui una teoria statistica sulla quantizzazione del gas perfetto monoatomico che può essere considerata come una delle opere più importanti di quei tempi. Quasi contemporaneamente Paul Dirac in Inghilterra giunse alle stesse conclusioni ed è per questo che la teoria di Fermi viene oggi indicata come "statistiche di Fermi-Dirac".
A 25 anni Fermi si trovò a concorrere alla cattedra di fisica matematica per l’Università di Cagliari, ma per la composizione particolare della commissione esaminatrice, nettamente orientata in senso antirelativistico, si piazzò secondo dopo il già famoso ingegnere cinquantaquattrenne Giovanni Giorgi, che aveva dato il suo nome al sistema internazionale di misure fisiche ed elettriche MKS. L’anno seguente, quando a Roma fu istituita la cattedra di fisica teorica, Fermi riuscì a vincere il concorso, piazzandosi davanti al vecchio amico Enrico Persico che ottenne invece la cattedra a Firenze.
Rientrato definitivamente nella capitale, con l’appoggio di Orso Mario Corbino e la collaborazione di Franco Rasetti, suo compagno di studi a Pisa, cominciò a raccogliere intorno all’istituto di Fisica un gruppo di valenti assistenti. Ne facevano parte giovani fisici molto brillanti, come Edoardo Amaldi, Emilio Segré, futuro Premio Nobel, e Bruno Pontecorvo, oltre a Rasetti e Persico. Ben presto il Centro di fisica di via Panisperna, passato poi alla storia con il nome di Scuola di fisica romana, ebbe il potere di richiamare a Roma noti fisici stranieri, tra cui Hans Bethe, futuro Premio Nobel, l’indiano Homi Bhabha, Edward Teller, allora in Ungheria, e molti altri, per soggiorni più o meno lunghi.
A Roma Fermi perfezionò la teoria sulla emissione dei raggi beta ed altri importanti lavori che, all’atto dell’istituzione della Reale Accademia d’Italia, nel 1929, gli valsero la nomina tra i primi trenta membri, accanto a Guglielmo Marconi.
Fu un avvenimento di grandissimo interesse scientifico che indusse Fermi a cimentarsi nella fisica sperimentale, dopo aver dato un decisivo apporto al progresso di quella teorica. Il fisico romano si mise infatti in testa di ripetere con i neutroni l’esperimento effettuato a Parigi nel 1933 e nel corso del quale i coniugi Frédéric Joliot e lréne Curie erano riusciti a produrre la radioattività mediante l’azione di particelle alfa su un metallo leggero. Fermi intuì subito che il sistema dei due fisici francesi, opportunamente modificato con l’impiego dei neutroni, privi di carica elettrica e quindi più efficaci delle particelle alfa, avrebbe costituito un potente mezzo di indagine sull’intima costituzione della materia.
Ottenuta una sorgente di neutroni dal collega Giulio C. Trabacchi, Direttore del vicino laboratorio di fisica della Sanità, con l’aiuto di Rasetti, Amaldi e Segré Fermi si accinse all’opera nel modesto laboratorio di via Panisperna, dove sorgeva l’Istituto di Fisica, bombardando con i neutroni tutti gli elementi della scala periodica a partire da quelli più leggeri. I neutroni si dimostrarono effettivamente molto più efficaci delle particelle alfa e ben presto Fermi riuscì a indurre artificialmente la radioattività in oltre una quarantina di elementi. Nel marzo del 1934, Fermi comunicava la scoperta della radioattività mediante neutroni in una lettera alla "Ricerca Scientifica".
Ormai certo di battere la strada giusta, Fermi rivolse la sua attenzione al perfezionamento dei "proiettili" che stava adoperando, ossia dei neutroni, troppo rapidi per riuscire a "far centro" tutte le volte. Fu così che il gruppo di via Panisperna, noto anche come i "ragazzi di Corbino", giunse alla scoperta dei cosiddetti "neutroni lenti", di gran lunga più precisi ed efficaci. Con questi nuovi "proiettili" Fermi bersagliò l’atomo di uranio ottenendo sbalorditivi risultati, che purtroppo non vennero esattamente interpretati, appunto perché l’unica spiegazione possibile, la liberazione di energia, sembrava troppo azzardata. Dato che i frammenti di fissione non si riusciva a classificarli tra gli elementi noti della scala periodica, Fermi pensò erroneamente di avere ottenuto elementi transuranici, ossia al di là dell’uranio, tra cui il cosiddetto ecarenio.
In realtà Fermi ed i suoi collaboratori erano riusciti a provocare la fissione dell’uranio e la liberazione di energia, ma fu solo nel 1939 che Fritz Strassmann e Otto Hahn poterono prospettare la corretta interpretazione.
La scoperta di Fermi non andò "sprecata" per questo contrattempo, dato che nel 1938 i due fisici tedeschi si servirono proprio dei "neutroni lenti" per ripetere l’esperimento dell’italiano e, tutto sommato, neppure i due pur valenti sperimentatori tedeschi dell’istituto Kaiser Wilhelm di Berlino riuscirono ad interpretare definitivamente il significato dei risultati ottenuti, il cui merito va, invece, a Lise Meitner e al nipote O.R. Frisch.
L’esperimento decisivo con i neutroni lenti a via Panisperna era stato effettuato il 22 ottobre 1934. Tre giorni dopo, per le insistenze di Orso Mario Corbino, gli autori della scoperta chiedevano al Ministero delle Corporazioni, attraverso Io "Studio tecnico per la protezione della proprietà industriale" dell’ing. Letterio Labocetta, un attestato di privativa industriale per il trovato dal titolo "Metodo per accrescere il rendimento dei procedimenti per la produzione di radioattività artificiale mediante il bombardamento con neutroni".
Per la sua attività nell’"identificazione di nuovi elementi della radioattività e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti", il 10 novembre 1938 Fermi fu insignito del Premio Nobel per la Fisica. Aveva già deciso di lasciare l’Italia e di accettare la cattedra di fisica alla Columbia University di New York. La minacciosa atmosfera che, dopo la pubblicazione del "Manifesto della Razza" da parte del regime, si stava prospettando in Italia per gli ebrei avrebbe infatti colpito il grande scienziato negli affetti familiari, essendo la moglie Laura di origine ebraica.
Il 10 dicembre 1938, quando a Stoccolma ricevette dalle mani del Re di Svezia il premio, Fermi aveva già i biglietti per New York.


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