La
vita ed il lavoro
fase
europea - fase americana
Il 24 dicembre, con i figli Nella e Giulio e la moglie Laura, Enrico Fermi si imbarcò sul "Franconia" a Southampton, diretto negli Stati Uniti, dove sbarcò il 2 gennaio 1939.
Appena giunto a New York, venne informato da Niels Bohr, il famoso fisico danese, dellesperienza condotta a Copenhagen da Lise Meitner ed O.R. Frisch. Fermi convocò allora i collaboratori del laboratorio di fisica della Columbia University ed ordinò al capogruppo Dr. John R. Dunning di ripetere lesperimento. Mercoledì 25 gennaio, di notte, mentre Fermi era in viaggio per Washington, dove era atteso per il V Congresso di Fisica, i ricercatori diretti da Dunning riuscirono ad accertare che la fissione di un nucleo atomico duranio liberava unenergia di 200 milioni di elettronvolt.
Quasi contemporaneamente, a Berkeley, in California, Philip Abelson trovò nello spettro ai raggi X del prodotto risultante da una fissione di uranio le linee caratteristiche di elementi dotati di un peso atomico pari a circa la metà di quello delluranio.
Lindomani mattina, 26 gennaio 1939, ottenuta la conferma da Dunning, Fermi comunicò a Washington, alla seduta inaugurale del Congresso di Fisica Teorica promosso dalla George Washington University e dalla Carnegie Institution, i risultati dellesperimento di New York. Il giorno dopo, il Prof. Louis W. Alvarez, a Berkeley, nel leggere sul giornale il resoconto da Washington dei lavori del congresso, vide confermata la sua interpretazione dei risultati dellesperimento che il collega Abelson aveva effettuato sui frammenti di fissione con la spettroscopia ai raggi X.
Per sedici, diciotto e persino venti ore al giorno, Fermi si dedicò da allora in poi allo studio di quella che sarebbe stata la prima "pila" nucleare del mondo. Nel luglio del 1941, sempre alla Columbia University, Fermi con i suoi assistenti H.L. Anderson, B. Feld, G. Weil e W.H. Zinn, approntò la prima struttura reticolare di uranio e grafite, la "pila": si trattava di un cubo di 2,20 metri di lato contenente circa 7 tonnellate di ossido duranio sistemato in contenitori di alluminio ad intervalli regolari. La pila della Columbia University fu la prima di una serie di otto apparati che furono allestiti soltanto per accertare a gradi i fattori che avrebbero permesso di ottenere in seguito la reazione nucleare a catena autosostenuta.
Un anno dopo, con il trasferimento dellattività del cosiddetto "Laboratorio Metallurgico" allUniversità di Chicago, sotto la direzione di Fermi e di Allison ebbe inizio nella palestra sotterranea dello stadio "Stagg Field" la realizzazione della prima vera pila nucleare (poi chiamata CP-1 da Chicago Pile N° 1). Il montaggio vero e proprio di questa che fu la nona pila sperimentale ebbe tuttavia inizio il 7 novembre 1942.
Per la pila di Chicago Fermi aveva ottenuto 5.625 chili di uranio metallico puro e molte tonnellate di ossido duranio e di grafite purissima. Le operazioni di montaggio del reattore CP-1 vennero interrotte il 1° dicembre 1942, quando gli strumenti di controllo segnalarono limminenza dei risultati perseguiti. Il giorno successivo, sotto la direzione di Enrico Fermi, il reattore sviluppò la prima reazione nucleare a catena. Lenergia nucleare era ormai un fatto compiuto.
Terminata la seconda guerra mondiale, Fermi riprese linsegnamento, stavolta a Chicago, e tornò ai suoi studi e alle sue ricerche, nellintento di chiarire i troppi punti oscuri dei "mesoni". Ma il 28 novembre 1954, mentre era più che mai impegnato nellelaborazione dei programmi futuri, Fermi concluse la sua esistenza, stroncato dal cancro.
Di lui il prof. Edoardo Amaldi ebbe a dire durante la commemorazione tenuta a classi riunite il 12 marzo 1955 dallAccademia dei Lincei: "La sua opera scientifica è così poderosa e geniale, le conseguenze pratiche di alcuni dei suoi lavori sono così importanti e gravi che facilmente chi non abbia avuto la fortuna di conoscerlo è portato a farsi di lui unimmagine molto diversa dal vero. Solo i parenti e gli amici, solo coloro che lhanno conosciuto sanno che, se da un lato era difficile separare in Enrico Fermi i vari aspetti di scienziato, di ricercatore, di maestro e di uomo, poiché intimamente fusi tra loro, daltro canto la sua semplicità di gusti e di maniera di vivere, la sua calma serena di fronte ai problemi dalla vita, la sua mancanza di qualsiasi posa o stranezza di carattere furono qualità umane ancora più notevoli per il contrasto con le sue eccezionali qualità di scienziato".
Nel rievocare la figura del "navigatore italiano" che era approdato nel "nuovo mondo" dellatomo, lallora presidente della Commissione per lEnergia Atomica degli Stati Uniti, Lewis L. Strauss, disse di Fermi: "Questuomo illustre, che è vissuto in mezzo a noi con la più profonda modestia per quindici anni, è stato il vero "architetto" dellEra Atomica. Come il navigatore italiano cui fu paragonato dodici anni or sono, Fermi al pari di Colombo scoprì un nuovo continente, e più che un continente, un nuovo mondo. A noi, che Egli ha lasciato sulle sponde di questo nuovo mondo, dinanzi al suo esempio, non resta che porre le mani, sviluppandole, sulle ricchezze che Egli ci svelò per il bene di tutti gli uomini ovunque essi risiedano".